La matematica può aiutare l’etica. Il cervello può aiutare il cuore.
Utopico ed ingenuo, per cui può essere vero, può essere fatto.
E’ necessario ripartire da zero, cancellare la lavagna, ormai itnrecciata di correzioni ed evoluzioni per cui nulla è più comprensibile in modo semplice e diretto, e ricominciare tracciando le linee guida di un nuovo regolamento che salvi la specie umana, e non solo dalla possibilità di estinguersi in molteplici modi e maniere, ma anche da sé stessa perché da sempre siamo in caduta libera verso la distruzione, l’annientamento di noi stessi, la fine macabra di una forma che ha detto di distinguersi da tutto il resto del creato per “intelligenza” e poi dimostra di esserne totalmente priva.
Questa qualità, in effeti, sembra esserci solo sulla carta in quanto in ogtni possibile campo d’azione dimostriamo assenza di intelligenza piuttosto che intelligenza, brillantezza, capacità.
In ogni contesto agiamo senza una serie di regole, di leggi e principi che tutelino noi ed il nostro operato. In campo medico, ad esempio, intuiamo una verità, questa ci porta ad una realizzazione e noi l’applichiamo senza tener conto dei possibili effetti di quell’applicazione. Prendiamo ad esempio uan cura medica. Intuiamo brillantemente come poter curare un male, applichiamo la cura, sconfiggiamo il male e definiamo il problema risolto.
E i possibili effetti di quella cura su altri tipi di umani?
E gli effetti di quella cura in presenza di altre condizioni di particolarità dei pazienti?
E gli effetti di quella cura a breve, medio e soprattutto a lungo termine?
E gli effetti avversi?
E la possibilità che quella cura inneschi nuove malattie?
Molti di questi quesiti hanno una parziale risposta nel metodo scientifico che si applica alle scoperte mediche ma è sufficiente? Ipotizziamo che una speciale cura per il cancro generi effetti secondari a 5, 10 o perfino 20 anni dalla sua applicazione. Abbiamo atteso e monitorato sufficientemente i nostri test per poter ridurre drasticamente il rischio di effetti secondari e/o collaterali? Allora la contro domanda in questo caso potrebbe essere: e quanto dobbiamo aspettare, quindi, per poter applicare una cura se i tempi di test fossero di 50, 60, forse 70 anni? Probabilmente la risposta dovrebbe essere un calcolo che definisce un numero compreso fra il minimo ed il massimo di anni che possono susseguirsi fra la comparsa della malattia e la morte del paziente, un valore medio. Se ad esempio una specifica malattia insorgesse mediamente intorno ai 70 anni e uccidesse in 2 o 3 anni al massimo, il medicinale dovrebbe essere tenuto sotto osservazione nei test per un tempo di 1-2 anni. Ma se una malattia insorgesse nei bambini e uccidesse in 50 anni il tempo dei test dovrebbe essere di almeno 40 anni perché sarebbe inutile curare un bambino con una medicina che potrebbe ucciderlo dopo 6 mesi a causa dei suoi effetti secondari o collaterali.